BEGIN:VCALENDAR PRODID:-//Feedo Feed//NONSGML v1.0//EN VERSION:2.0 CALSCALE:GREGORIAN METHOD:PUBLISH X-WR-CALNAME:Reperti Ultimi - Paolo Delle Monache X-WR-CALDESC:La Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Modena e di Reggio Emilia, con il patrocinio della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia-Romagna e con la collaborazione del Comune di Modena, proroga fino al 2 ottobre 2011, negli spazi del Museo Lapidario Estense e della Galleria Estense di Modena, la mostra personale di Paolo Delle Monache: “Reperti ultimi”\nQuesto sia nell'intento di costituire un collegamento al Padiglione Italia 54° Biennale di Venezia - Regione Emilia-Romagna, dove Paolo Delle Monache è stato selezionato ed esporrà le sue opere (a partire dal 18 luglio) presso il chiostro di San Pietro di Reggio Emilia; sia per riproporre alcuni eventi come la visita guidata della mostra sulle improvisazioni al sax di Enzo Balestrazzi, sassofonista che rileggerà le opere vagando tra loro con i suoi suoni. Il legame tra Enzo Balestrazzi e la mostra Reperti ultimi non è casuale, poichè Enzo abita alcune delle sculture esposte attraverso il suo doppio in miniatura, essendo il modello degli ultimi lavori. La musica che ne deriva è un tentativo di evocare i ricordi, la nostalgia, la solitudine, il silenzio e la ricerca di leggerezza a oltranza di cui si compongono le sculture di Paolo Delle Monache.\nRealizzata dallo Studio Copernico di Milano e curata da Nicoletta Giordani, Giovanna Paolozzi Strozzi, Nicoletta Giordani, la mostra propone un dialogo tra le collezioni permanenti di scultura del Museo Lapidario e i dipinti della Galleria con i bronzi policromi di Paolo Delle Monache.\n“Il dialogo tra i monumenti della storia antica della città - intesi nel significato etimologico di ricordo e di testimonianza - con le espressioni dell’arte di oggi, in questo caso le belle sculture di Paolo Delle Monache”, afferma il Soprintendente Stefano Casciu, “non può che cogliere e sottolineare i valori di universalità e di atemporalità dell’espressione artistica, e proporre un’idea di continuità nella storia e nella cultura che si incarna nell’arte figurativa, che credo rappresenti la nostra identità più profonda”, e “un’istituzione viva, come vuole essere il Museo Lapidario, parte integrante della Galleria Estense, accanto alla sua missione principale, che è la conservazione e la presentazione al pubblico delle sue collezioni storiche, deve saper affrontare con entusiasmo questa proposta di confronto, offrendo così spunti di riflessione ai visitatori e favorendo anche la piena valorizzazione del patrimonio antico che custodisce”.\nDa queste premesse muove l’idea della mostra personale di Paolo Delle Monache, dove il titolo, “Reperti ultimi”, suggerisce propriamente sia il legame dell’opera dell’artista con l’arte antica, sia la corrispondenza tra i lacerti della contemporaneità e i frammenti del passato. Parte delle opere esposte hanno per soggetto il volto umano: Oblio (2001), Il cherubino e la foresta (2004), Extra-luogo (2008). Sono volti sognanti o assorti, circondati da mani o da rappresentazioni di spazi “traforati” dai quali emerge uno sguardo: non diretto, ma riflessivo. Altri lavori sono composizioni di frammenti (una mano su una mano, una casa su una casa, un volto su un volto), che traggono ispirazione dall’arte classica e che nella rappresentazione scultorea sembrano “crescere” uno sopra l’altro, come in una pianta: il frammento diventa un metodo, quindi, un modulo con cui dare vita alle forme e poterle far diventare qualcosa d’altro. Paolo Delle Monache realizza le sue sculture in bronzo, poiché è un materiale in grado di “auto sostenersi” e di reggere gli azzardi d’equilibrio che sedimenta.\n“La memoria è il filo di Arianna che seguo in questo mio affastellare”, afferma l’artista descrivendo la sua opera. Una memoria che ha origine dagli Etruschi e che attraversa l’arte del Rinascimento fino al Novecento: Andrea Palladio, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, come rivelano le architetture che circondano i volti modellati dall’autore: i suoi extra-luoghi.Negli ultimi lavori, come Serendipity (2010) o Archeologia di un istante (2010), una piccola figura umana è inserita all’interno di un paesaggio urbano che la circonda, in forma di colonna o di semisfera. Quelle forme sono una secrezione di ricordi immessi in un processo simile a quello calcare di alcuni insetti e molluschi che nel tempo accrescono il loro guscio. Sono l'origine e l’identità che i piccoli ospiti umani stratificano intorno a sé trasformandole nella testimonianza del proprio vissuto.\nIl percorso espositivo si snoda a partire dal Museo Lapidario Estense, al piano terra del Palazzo dei Musei, e raggiunge le sale della Galleria Estense, due sedi museali che hanno origine dalle Collezioni Estensi.\nMuseo Lapidario EstenseFu istituito nel 1828 per volontà dei duchi di Modena, sulla base di un primo nucleo formato da beni estensi, in funzione di catalizzatore di altre donazioni ed acquisizioni, al fine ultimo di costituire il primo Museo cittadino. Il nucleo più importante del Museo Lapidario è il folto numero di sarcofagi romani monumentali che venne trasferito dal cortile delle Canoniche del Duomo al Museo e che costituisce ancora oggi la serie più cospicua di manufatti di tale genere di tutta l’Emilia Romagna. All’importante sezione romana si affiancano senza soluzione di continuità i monumenti della sezione medievale e rinascimentale che documentano sia il reimpiego dei sarcofagi sia la loro imitazione nei secoli. Quest’ultima sezione documenta l’importanza delle personalità modenesi anche nella storia a noi più vicina.\nGalleria EstenseÈ uno degli istituti museali più importanti in Italia ed è rappresentativo dei multiformi interessi culturali ed artistici dei duchi d’Este. La collezione è formata per la massima parte da opere provenienti dalla dinastia che regnò tra Ferrara e Modena e presenta le più diverse tipologie artistiche, dai dipinti alle sculture, dagli strumenti musicali agli oggetti d’arte decorativa, fino ai bronzetti, a una consistente e articolata collezione archeologica per finire a un ricchissimo medagliere. 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Il legame tra Enzo Balestrazzi e la mostra Reperti ultimi non è casuale, poichè Enzo abita alcune delle sculture esposte attraverso il suo doppio in miniatura, essendo il modello degli ultimi lavori. La musica che ne deriva è un tentativo di evocare i ricordi, la nostalgia, la solitudine, il silenzio e la ricerca di leggerezza a oltranza di cui si compongono le sculture di Paolo Delle Monache.\nRealizzata dallo Studio Copernico di Milano e curata da Nicoletta Giordani, Giovanna Paolozzi Strozzi, Nicoletta Giordani, la mostra propone un dialogo tra le collezioni permanenti di scultura del Museo Lapidario e i dipinti della Galleria con i bronzi policromi di Paolo Delle Monache.\n“Il dialogo tra i monumenti della storia antica della città - intesi nel significato etimologico di ricordo e di testimonianza - con le espressioni dell’arte di oggi, in questo caso le belle sculture di Paolo Delle Monache”, afferma il Soprintendente Stefano Casciu, “non può che cogliere e sottolineare i valori di universalità e di atemporalità dell’espressione artistica, e proporre un’idea di continuità nella storia e nella cultura che si incarna nell’arte figurativa, che credo rappresenti la nostra identità più profonda”, e “un’istituzione viva, come vuole essere il Museo Lapidario, parte integrante della Galleria Estense, accanto alla sua missione principale, che è la conservazione e la presentazione al pubblico delle sue collezioni storiche, deve saper affrontare con entusiasmo questa proposta di confronto, offrendo così spunti di riflessione ai visitatori e favorendo anche la piena valorizzazione del patrimonio antico che custodisce”.\nDa queste premesse muove l’idea della mostra personale di Paolo Delle Monache, dove il titolo, “Reperti ultimi”, suggerisce propriamente sia il legame dell’opera dell’artista con l’arte antica, sia la corrispondenza tra i lacerti della contemporaneità e i frammenti del passato. Parte delle opere esposte hanno per soggetto il volto umano: Oblio (2001), Il cherubino e la foresta (2004), Extra-luogo (2008). Sono volti sognanti o assorti, circondati da mani o da rappresentazioni di spazi “traforati” dai quali emerge uno sguardo: non diretto, ma riflessivo. Altri lavori sono composizioni di frammenti (una mano su una mano, una casa su una casa, un volto su un volto), che traggono ispirazione dall’arte classica e che nella rappresentazione scultorea sembrano “crescere” uno sopra l’altro, come in una pianta: il frammento diventa un metodo, quindi, un modulo con cui dare vita alle forme e poterle far diventare qualcosa d’altro. Paolo Delle Monache realizza le sue sculture in bronzo, poiché è un materiale in grado di “auto sostenersi” e di reggere gli azzardi d’equilibrio che sedimenta.\n“La memoria è il filo di Arianna che seguo in questo mio affastellare”, afferma l’artista descrivendo la sua opera. Una memoria che ha origine dagli Etruschi e che attraversa l’arte del Rinascimento fino al Novecento: Andrea Palladio, Carlo Carrà, Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, come rivelano le architetture che circondano i volti modellati dall’autore: i suoi extra-luoghi.Negli ultimi lavori, come Serendipity (2010) o Archeologia di un istante (2010), una piccola figura umana è inserita all’interno di un paesaggio urbano che la circonda, in forma di colonna o di semisfera. Quelle forme sono una secrezione di ricordi immessi in un processo simile a quello calcare di alcuni insetti e molluschi che nel tempo accrescono il loro guscio. Sono l'origine e l’identità che i piccoli ospiti umani stratificano intorno a sé trasformandole nella testimonianza del proprio vissuto.\nIl percorso espositivo si snoda a partire dal Museo Lapidario Estense, al piano terra del Palazzo dei Musei, e raggiunge le sale della Galleria Estense, due sedi museali che hanno origine dalle Collezioni Estensi.\nMuseo Lapidario EstenseFu istituito nel 1828 per volontà dei duchi di Modena, sulla base di un primo nucleo formato da beni estensi, in funzione di catalizzatore di altre donazioni ed acquisizioni, al fine ultimo di costituire il primo Museo cittadino. Il nucleo più importante del Museo Lapidario è il folto numero di sarcofagi romani monumentali che venne trasferito dal cortile delle Canoniche del Duomo al Museo e che costituisce ancora oggi la serie più cospicua di manufatti di tale genere di tutta l’Emilia Romagna. All’importante sezione romana si affiancano senza soluzione di continuità i monumenti della sezione medievale e rinascimentale che documentano sia il reimpiego dei sarcofagi sia la loro imitazione nei secoli. Quest’ultima sezione documenta l’importanza delle personalità modenesi anche nella storia a noi più vicina.\nGalleria EstenseÈ uno degli istituti museali più importanti in Italia ed è rappresentativo dei multiformi interessi culturali ed artistici dei duchi d’Este. La collezione è formata per la massima parte da opere provenienti dalla dinastia che regnò tra Ferrara e Modena e presenta le più diverse tipologie artistiche, dai dipinti alle sculture, dagli strumenti musicali agli oggetti d’arte decorativa, fino ai bronzetti, a una consistente e articolata collezione archeologica per finire a un ricchissimo medagliere. 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