BEGIN:VCALENDAR PRODID:-//Feedo Feed//NONSGML v1.0//EN VERSION:2.0 CALSCALE:GREGORIAN METHOD:PUBLISH X-WR-CALNAME:53. esposizione internazionale d’arte - la Biennale di Venezia - eventi collaterali X-WR-CALDESC:Sarà inaugurata alla Corte Inglesi, Isola di San Servolo a Venezia, il 4 giugno 2009 alle ore 18 (e in mostra fino al 22 novembre 2009), nell’ambito degli Eventi Collaterali della 53. Esposizione Internazionale d’Arte - La Biennale di Venezia, la mostra “Casamata”dello scultore Piergiorgio Colombara, organizzata dalla Fondazione De Ferrari di Genova in collaborazione con lo Studio Copernico di Milano.\nIl catalogo che accompagnerà la mostra (Liber Editore – Aosta) comprende i testi del filosofo Massimo Donà dal titolo “Libere Esistenze corpi, strumenti e voci di un’impossibileulteriorità nell’arte di Piergiorgio Colombara” e del critico d’arte Enzo Di Martino (in lingua italiana e inglese)\nIl titolo della mostra, “Casamata”, deve la sua natura a una unione, in cui il termine “casa” sostituisce quello di “isola” e il singolare “mata” il plurale “mati”. Casamata, dunque, la casa come simbolo di memorie, di sofferenza vissuta, una sorta di “monumento” a tutti coloro che in questo luogo hanno vissuto nel dolore, nella malattia e nell’isolamento dal mondo. Ed è proprio la sospensione, l’abbandono del corpo, l’assenza che nelle forme vuote ne richiama il calore, ne evoca le abitudini, gli atteggiamenti, a far riaffiorare la vita, a fermarla per sempre nella materica imperitura sostanza del bronzo.\nLo spazio della Corte Inglesi verrà infatti occupato dall’installazione di quattro grandi sculture in bronzo.\nUna prima, enorme, a forma di casa. All’interno la casa sarà attraversata da una folta ramificazione, sempre in bronzo, che sorreggerà o attraverserà frammenti di vesti o di oggetti disparati. Altre due sculture, posizionate nelle vicinanze, rimarranno in attesa, a rappresentare delle vesti di bronzo vuote, disabitate, larve di presenze, racchiuse o circondate da aste a modo di prigione. Infine l’ultima scultura: una grande scala – fontana in bronzo.\nPiergiorgio Colombara nasce a Genova. Frequenta la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano ed a Genova, dove si laurea nel 1974. Nel 1978 viene segnalato al XVIII Premio Internacional de Dibuix Joan Mirò tenuto nella fondazione Joan Mirò a Barcellona. Dall’84 si dedica prevalentemente alla scultura, dando vita a numerosi cicli come “Sculture senza suono”, “Urne”, “Orliquie”, “Bugie” e “Segrete”, opere queste che nei seguenti anni saranno presentate in moltissime mostre e manifestazioni nazionale ed internazionali: al Grand Palais di Parigi, al Museo Italo-Americano di San Francisco, al Kunstverein di Amburgo, alla Skulptur Heute di Hochenfelden, alla Gallerie Marie-Louise Wirth di Zurigo, alla X Biennale d’arte sacra di S. Gabriele, al Palazzo delle esposizioni di Roma, al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, all’Istituto di Cultura di Vienna, al XXXIV Prix International D’Art Contemporain di Montecarlo e al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova e al Museo Archeologico di Aosta. Opere di notevoli dimensioni come “Plumbatarum”, “Clessidra”, “Mulino”, presentate nella mostra di Cà Pesaro a Venezia nel 1994; “Eo” esposta insieme a “Cantoria” nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia; “Il canto di arparca” con la quale ha vinto nel 1999 il concorso, ad invito, per il monumento alla pace ed ai caduti di Camponogara (Venezia). In tutte queste opere sono impiegati diversi materiali, dai metalli alla cera, al piombo ed al vetro soffiato che dialoga (la sua ombra) con la durezza del ferro e del bronzo, il materiale principale del più recente ciclo “Exbronzo” esposto a Milano nel 2003 e nel 2004, a Limone e a Stupinigi nell’ambito delle olimpiadi invernali di Torino dallo Studio Copernico di Milano, al Musée de la Ville di Tunisi e nel 2008 al Museo della Permanente a Milano. 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Ed è proprio la sospensione, l’abbandono del corpo, l’assenza che nelle forme vuote ne richiama il calore, ne evoca le abitudini, gli atteggiamenti, a far riaffiorare la vita, a fermarla per sempre nella materica imperitura sostanza del bronzo.\nLo spazio della Corte Inglesi verrà infatti occupato dall’installazione di quattro grandi sculture in bronzo.\nUna prima, enorme, a forma di casa. All’interno la casa sarà attraversata da una folta ramificazione, sempre in bronzo, che sorreggerà o attraverserà frammenti di vesti o di oggetti disparati. Altre due sculture, posizionate nelle vicinanze, rimarranno in attesa, a rappresentare delle vesti di bronzo vuote, disabitate, larve di presenze, racchiuse o circondate da aste a modo di prigione. Infine l’ultima scultura: una grande scala – fontana in bronzo.\nPiergiorgio Colombara nasce a Genova. Frequenta la facoltà di Architettura al Politecnico di Milano ed a Genova, dove si laurea nel 1974. Nel 1978 viene segnalato al XVIII Premio Internacional de Dibuix Joan Mirò tenuto nella fondazione Joan Mirò a Barcellona. Dall’84 si dedica prevalentemente alla scultura, dando vita a numerosi cicli come “Sculture senza suono”, “Urne”, “Orliquie”, “Bugie” e “Segrete”, opere queste che nei seguenti anni saranno presentate in moltissime mostre e manifestazioni nazionale ed internazionali: al Grand Palais di Parigi, al Museo Italo-Americano di San Francisco, al Kunstverein di Amburgo, alla Skulptur Heute di Hochenfelden, alla Gallerie Marie-Louise Wirth di Zurigo, alla X Biennale d’arte sacra di S. Gabriele, al Palazzo delle esposizioni di Roma, al Palazzo Magnani di Reggio Emilia, all’Istituto di Cultura di Vienna, al XXXIV Prix International D’Art Contemporain di Montecarlo e al Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova e al Museo Archeologico di Aosta. Opere di notevoli dimensioni come “Plumbatarum”, “Clessidra”, “Mulino”, presentate nella mostra di Cà Pesaro a Venezia nel 1994; “Eo” esposta insieme a “Cantoria” nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia; “Il canto di arparca” con la quale ha vinto nel 1999 il concorso, ad invito, per il monumento alla pace ed ai caduti di Camponogara (Venezia). In tutte queste opere sono impiegati diversi materiali, dai metalli alla cera, al piombo ed al vetro soffiato che dialoga (la sua ombra) con la durezza del ferro e del bronzo, il materiale principale del più recente ciclo “Exbronzo” esposto a Milano nel 2003 e nel 2004, a Limone e a Stupinigi nell’ambito delle olimpiadi invernali di Torino dallo Studio Copernico di Milano, al Musée de la Ville di Tunisi e nel 2008 al Museo della Permanente a Milano. 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